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CHIEDILO A FEDERMOBILI

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LE RICHIESTE PERVENUTE

1Buongiorno, ho ordinato l'arredo per una cameretta. La cabina armadio angolare doveva prevedere uno scanso per essere collocata davanti ad un pilastro. Il geometra del negozio è uscito per rilevare le misure, si è più volte detto di assicurarsi del taglio del mobile e, il giorno della consegna, i montatori si sono presentati con una cabina armadio non tagliata e perciò impossibile da montare. Saputo del problema il responsabile del negozio si è scusato, mi ha detto che ordinera' nuovamente la cabina armadio (per cui io ora ho uno spazio vuoto nella camera e, ovviamente, tutti i vestiti accatastati in altre stanze) ma i tempi di consegna sono di almeno 2/3 settimane! Visto che l'errore non è stato mio, non ho diritto ad un risarcimento per il danno e il disagio creato? Grazie e saluti.
Buongiorno Signora ,

per verificare la possibilità di un risarcimento dovrebbe verificare se ciò è previsto dal contratto che ha firmato con il rivenditore.
Il Negozio al quale si è rivolta per i suoi acquisti, purtroppo, non risulta essere tra i nostri associati e, molto probabilmente, non utilizza il Contratto Tipo predisposto da Federmobili, stilato con la Camera di Commercio di Milano-Monza-Brianza-Lodi e alcune associazioni dei Consumatori. Nel citato contratto vengono specificate clausole a tutela sia dei Consumatori che dei Venditori (lo può visionare sul nostro sito Federmobili.it, insieme all'elenco dei negozi associati) ed è una garanzia, per entrambi i soggetti, di chiarezza e serietà.

La ringraziamo per averci interpellati


Cordiali Saluti Mauro Mamoli
2Sicuramente molti colleghi avranno sollevato il problema della tassa sui rifiuti. Voglio ribadire che questa tassa, calcolata sui metri quadrati delle nostre mostre è letteralmente un salasso, specialmente per chi i negozi che hanno superfici di 1500 mq e più. Siccome è dimostrato che non sono i metri quadri a produrre rifiuti, c'è speranza che Federmobili possa intervenire sulla questione per riformulare il metodo di calcolo di questa tassa? Anche perché i nostri rifiuti sono tutti riciclabili.
Gentilissimo,

il problema della tassazione dei rifiuti è stato trattato e discusso più volte non solo da Federmobili ma anche da Confcommercio Imprese per l'Italia Sul sito www.confcommercio.it inserendo nella ricerca la parola "tassa rifiuti" si possono trovare tutti gli studi, i documenti e le istanze presentate alla politica dalla sua introduzione ad oggi.

Come lei sicuramente saprà la tassa sulla raccolta dei rifiuti è una direttiva Nazionale che demanda l'attribuzione delle tariffe - e degli eventuali correttivi - alle amministrazioni locali (che incassano la tassa essendo i responsabili della raccolta).

In alcune città gli operatori della nostra categoria sono riusciti, tramite le Confcommercio territoriali e le pressioni fatte sugli assessorati competenti, ad ottenere il ricalcolo con coefficienti correttivi che tenessero conto della superficie degli uffici di contrattazione (eventuali superfici dove si producono rifiuti diversi da quelli già smaltiti in altro modo) rispetto alla superficie espositiva.

La rappresentanza sul territorio delle categorie serve anche a questo. I risultati migliori, in termini di revisione delle tariffe, si sono ottenuti nelle Confcommercio dove le Federmobili locali hanno fatto fronte comune con la rappresentanza dei concessionari di auto: insieme, diventando più numerosi e più forti, sono riusciti ad ottenere ciò che è praticamente impossibile ottenere dai singoli.

Restando a disposizione per eventuali approfondimenti e ringraziandola per averci contattato e per aver sollevato una problematica sentita ed importante le porgo Un Cordiale Saluto
3La fatturazione elettronica gestita con software dedicato rientra nella fattispecie di cui al comma 2 dell’art. 4 della privacy riportata nel contratto tipo di Federmobili?
La fatturazione elettronica utilizza i dati personali a soli fini contabili e tratta le stesse tipologie di dati già adoperate in quella "tradizionale".
Cambiano sì le modalità di trattamento (che comunque noi avevamo già previsto genericamente nell'informativa facendo riferimento alla gestione in forma elettronica), ma non si applica un procedimento decisionale automatizzato che determinino la produzione di effetti giuridici rilevanti per l'interessato!
L'ufficio pensa che sul punto gli esempi di cui alla nota 3 siano esaustivi nel far comprendere che si tratta di casi limite, di rara applicazione per un rivenditore di mobili.
A cura di Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi
4Come mai non c’è stato nessuno che ha sollevato il problema da noi rilevato e cioè che le giuste agevolazioni hanno dato un po' di “respiro” agli operatori impegnati nei settori dei cappotti termici, degli infissi, degli elettrodomestici che contribuiscono al risparmio energetico, le stesse agevolazioni sono state adottate per mobili, tendaggi etc., ma non per le porte interne! Perchè? E perché nessuno ha mai sollevato questa disuguaglianza di agevolazioni?
il tema delle porte interne è un tema delicato ed è stato affrontato, mi creda, più volte. Non credo, però, sia corretto considerare le porte interne escluse dalle agevolazioni.

Attualmente, nella guida pubblicata dalla Agenzia delle Entrate (non ancora aggiornata al 2019, ma sicuramente attuale, visto che il provvedimento sulle ristrutturazioni è stato prorogato, negli stessi termini, fino al 31 dicembre 2019), non si parla espressamente di porte ma, tra i beni significativi elencati nei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, vengono citati infissi esterni ed interni.

Come viene riportato da Wikipedia e da molti manuali di architettura: “Nel linguaggio comune, il termine "infisso" viene utilizzato, per estensione, per definire l'intero serramento,[3] che è un elemento architettonico realizzato per la chiusura delle aperture ricavate nella muratura e che mette in comunicazione l'interno e l'esterno di un edificio (serramenti esterni), o due locali interni dell'edificio stesso (serramenti interni). I serramenti comprendono finestre, porte, vetrate fisse ecc.”

Pur rendendomi conto che la mia potrebbe essere definita un’interpretazione personale, in quanto nella guida della agenzia delle Entrate non si trova il termine “Porte Interne”, credo che, anche nell’intento del legislatore, non ci sia la loro esclusione. Nella mia esperienza diretta, sia come professionista/commerciante che come contribuente, ho usufruito delle agevolazioni casa riservate alle ristrutturazioni e le fatture delle porte con i relativi “pagamenti tracciabili”, insieme alle fatture delle altre prestazioni, hanno sempre fatto parte della documentazione provante le spese sostenute per ottenere gli sgravi fiscali.
Come sicuramente saprà, i “Beni Significativi” oltre ad essere detraibili - essendo spese incluse nel plafond previsto dal decreto Ristrutturazioni Edilizie di 96.000,00€ - godono anche di una agevolazione sull’IVA (calcolata con un sistema alquanto macchinoso) per cui - se montati dallo stesso soggetto che li ha venduti al contribuente - sulla parte di valore del prodotto, uguale al valore della posa in opera, e sul valore della posa in opera stessa, si applica una imposta del 10%, sulla restante parte rimane l’aliquota del 22%.

È vero, dunque, non ci sono agevolazioni previste in caso di sola sostituzione delle porte interne (così come succede per le finestre) ma, come avviene per i mobili e gli elettrodomestici, le agevolazioni sono legate a lavori di manutenzione straordinaria o ristrutturazione…e, nel caso delle porte, non c’è neppure il limite massimo di spesa di 10.000,00€ (come avviene per l’arredamento)

Nella speranza di esserle stato di qualche aiuto la ringrazio per averci contattati ed aver sollevato la problematica.

Un cordiale saluto Mauro Mamoli
5La domande riguarda la questione dei listini, o meglio, il discorso che TUTTI i listini di TUTTE le aziende dovrebbero uscire verso il pubblico in egual modo.
Noi dichiariamo che calcoliamo il costo del trasporto e montaggio (se il cliente lo vuole) con un più 3% ( a secondo della distanza, o piu4% o più 5%) e un più 5% per un servizio molto più professionale della grande distribuzione e con un costo più basso….. tra l’altro calcolato sull’IVA esclusa. In più facciamo anche vendite all’estero dove la tassazione è diversa dalla nostra…
Perché’ allora non si può chiedere a tutte le aziende, o al governo, o a chi tocca, di avere dei listini chiari, uguali per tutti dove vi sia scritto il costo dell’imponibile ( o la doppia colonna con iva e senza iva) e la scontistica verso di noi sia dall’iva esclusa????
Perché’ alcune grandi distribuzioni possono fare la pubblicità… ti sconto l’iva……..perché alcuni possono fare la pubblicità con sconti del 50% più 40% ma solo fino a domenica…
La vita dei nostri negozi dipenderà solo dalla chiarezza con cui ci presenteremo in futuro al pubblico, ma per essere chiari, TUTTI, le aziende per prime devono essere chiare.
Senza tener conto ancora dell’altro problema e cioè la marginalità sulla vendita della nostra professionalità sui mobili. Cioè l’obbligo di dover tutti ricaricare maggiormente quello che è progetto mobile per poter ricaricare meno su elettrodomestici e complementi che ormai si trovano a prezzi bassissimi su 1000 siti…..
ma questo sarà un secondo passo, quando sarà più chiara la scontistica delle ditte verso di noi.
Scusami del disturbo, ma questo E’ IL MIO E NOSTRO FUTURO….
Ricordo di aver affrontato la questione – per l’ennesima volta – nel forum di chiusura dei lavori di Abitare 100% Project a Verona nel settembre del 2013.
Il forum era un tavolo di confronto tra produzione e distribuzione dove l’argomento venne sollevato e, purtroppo, non affrontato, in seguito, con la dovuta partecipazione di entrambe le parti.

Da parte nostra gli sforzi per arrivare ad una soluzione del problema sono stati molteplici. Nel lontano 2009/2010, dopo aver messo a punto la prima versione del Contratto Tipo Rivenditore/Consumatore (era il lontano 2005), coinvolgemmo la produzione nella stesura di un contratto tipo B2B per chiarire alcuni aspetti fondamentali e regolare “meglio” i rapporti tra fornitori e distributori. Il contratto diventò una sorta di Check List alla quale si potevano ispirare i due soggetti per accordarsi sulle questioni critiche dei rapporti commerciali (e non solo).
Anche in quella occasione, comunque, non si riuscì a trovare una “quadra” sull’unificazione dei listini. Per cercare di risolvere al meglio la questione, nella citata check list, andammo a dettagliare come era da intendersi lo sconto sul listino che i produttori fornivano ai rivenditori.
Purtroppo il contratto/check-list non è mai stato utilizzato con la frequenza e la “numerosità” che ci attendevamo.
Ai rivenditori è mancato il coraggio di proporre uno schema contrattuale senza subirne uno approntato dall’industria, ai produttori non interessava fare troppa chiarezza sugli sconti “effettivi” dei listini IVA compresa ed hanno preferito procedere come avevano sempre fatto: contrattualizzando il meno possibile! Con questo non voglio e non mi interessa giocare allo “scaricabarile” ma è solo per sottolineare che la voglia di fare chiarezza non è retaggio di molti.

Per quanto riguarda il discorso dei messaggi pubblicitari non posso che essere d’accordo con te! Tre anni fa, insieme a FederlegnoArredo, facemmo una segnalazione riguardo la pubblicità - secondo noi ingannevole - di Poltrone e Sofà, al garante della comunicazione. La denuncia passò come fatta dalle associazioni dei consumatori per non alimentare sospetti di possibili “invidie” o “ripicche” da parte di rappresentanti di categoria che potevano avere interesse a colpire un concorrente. Poltrone e Sofà fu condannata a pagare 500mila euro di multa, non per pubblicità ingannevole ma per aver violato le norme sulla durata delle promozioni: una promozione per essere tale, ed essere comunicata al pubblico, deve avere una data di inizio e una data di termine.
Tu trovi che negli ultimi tre anni l’azienda in questione abbia capito la lezione “pecuniaria” inflittale ed abbia cambiato modo di comunicare?
È sconfortante…così come è sconfortante sapere che non è percorribile la strada di denunciare chi sembra invitare ad evadere la tassa sul valore aggiunto proponendola come sconto. Abbiamo già chiesto ai legali. Le aziende che si propongono con questo tipo di comunicazione sono molto attente a muoversi sul “filo del rasoio” ed al limite di quanto concede la legge in questi casi.
Comunque, non ci arrendiamo e continuiamo a “tenere d’occhio” i messaggi pubblicitari di chi opera nel nostro settore e a verificare se si possono, in qualche modo, contenere, contrastare o denunciare. Certo, l’ideale sarebbe poter contrastare questi messaggi con campagne di comunicazione che sottolineino altri “valori” - quelli espressi dalla distribuzione indipendente – e che educhino i consumatori a ricercare la qualità, nei prodotti e nei servizi, e non solo sconti ed offerte speciali. Il problema, come potrai immaginare, è di risorse…ma non solo. È difficile convincere gli attori del nostro mercato – produttori o rivenditori che siano – ad investire risorse per promuovere il “sistema” e non i singoli.

Ti ringrazio per avermi sollecitato al confronto e mi rendo disponibile per proseguirlo
Un caro saluto
A presto
Mauro